Ti stai lamentando?
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“Fate ogni cosa senza mormorii e senza discussioni” (Filippesi 2:14).
Quando ho riletto questo versetto, la prima reazione è stata piuttosto semplice: mi sono sentita chiamata in causa. Perché, nonostante tutte le cose belle che Dio ci permette di vivere, basta poco perché la gratitudine lasci spazio alla lamentela.
Ripenso, per esempio, agli ultimi fine settimana trascorsi in tournée. Sono accadute cose meravigliose: alcune persone hanno affidato la propria vita a Gesù, altre hanno raccontato di essere state liberate da un periodo profondo di depressione. Avrei avuto molti motivi per gioire. Eppure, accanto a tutto questo, ricordo anche quanto mi sia lamentata per ciò che non funzionava come avrei voluto.
In un albergo, per esempio, c’era molto rumore e andai alla reception a protestare. Il disagio era reale, non lo nego, ma la mia reazione non migliorò la situazione. Probabilmente, agli occhi della receptionist, non apparivo affatto come quella “luce nel mondo” di cui Paolo parla subito dopo.
Il testo, infatti, continua così: “Fate ogni cosa senza mormorii e senza discussioni, perché siate irreprensibili e integri, figli di Dio senza biasimo in mezzo a una generazione storta e perversa, nella quale risplendete come astri nel mondo” (Filippesi 2:14-15).
Quelle parole mi hanno fatto riflettere. Possiamo raccontare agli altri quanto Dio sia buono, ma se poi affrontiamo ogni contrattempo con irritazione, le nostre parole perdono credibilità. Non significa che dobbiamo fingere che tutto vada bene o tacere davanti a un problema reale. Significa però imparare a esprimere il disagio senza lasciare che la lamentela prenda il controllo del nostro cuore.
In quei giorni mi accorsi anche di quanti dubbi stessi coltivando. Avevamo accettato alcuni incontri in scuole e in altri luoghi che non disponevano di un vero budget, e temevo che le spese non sarebbero state coperte. Alcune persone mi avevano già assicurato il loro sostegno, ma io continuavo a preoccuparmi.
Forse conosci anche tu questa contraddizione: abbiamo già visto tante volte la fedeltà di Dio, eppure davanti a una nuova difficoltà ricominciamo a dubitare come se fosse la prima volta. Riconoscere tutto questo può far male, ma non deve scoraggiarci. Dio non ci mostra le nostre fragilità per umiliarci, ma per trasformarci. Dove scopriamo di avere ancora molto da imparare, possiamo anche ricevere nuovamente il suo amore e la sua grazia.
Se ti riconosci in queste parole, puoi pregare così: “Signore, mi accorgo di quante volte permetto alla lamentela e al dubbio di occupare il mio cuore. Aiutami a sostituire il mormorio con la gratitudine e la paura con la fiducia. Insegnami ad affrontare anche ciò che non va con uno spirito diverso, perché la mia vita possa riflettere davvero la Tua luce. Amen.”
Grazie di esistere!
La gratitudine cambia il modo in cui attraversiamo le difficoltà.