Perché lasci che questa situazione ti rubi la pace?
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Qualche anno fa mi trovai in una situazione che mi fece perdere parecchie ore di sonno. Avevo un impegno importante davanti a me e, per una serie di distrazioni e incomprensioni, mi accorsi all'ultimo momento che non avevo il musicista che avrebbe dovuto accompagnarmi. Più si avvicinava la data, più cresceva la mia agitazione. Telefonavo, scrivevo messaggi, cercavo alternative. Ogni volta che sembrava aprirsi una porta, quella porta si richiudeva poco dopo.
Ricordo bene quella sensazione. Continuavo a ripetere: “Signore, intervieni. Ti prego, sistema tu questa situazione”. Dentro di me, però, avevo già deciso come Dio avrebbe dovuto intervenire. Avrebbe trovato una persona disponibile, avrebbe risolto il problema all'ultimo momento e tutto sarebbe andato secondo i miei programmi.
Invece non accadde nulla di tutto questo. Il musicista non arrivò e io salii sul palco da sola. Col tempo ho capito che quella non era stata una sconfitta. Dio non mi stava punendo per un errore organizzativo. Mi stava insegnando qualcosa che non avrei imparato in nessun altro modo. Mi stava mostrando quanto facilmente affidiamo la nostra serenità alle persone, alle circostanze e alle soluzioni che immaginiamo.
Spesso diciamo di confidare in Dio, ma in realtà stiamo aspettando che sia qualcun altro a rassicurarci. Pensiamo: starò bene quando arriverà quella risposta, quando riceverò quell'aiuto, quando qualcuno mi confermerà che tutto andrà bene. E intanto la nostra pace rimane sospesa. Forse anche tu stai aspettando qualcosa. Una telefonata. Una decisione. Una risposta che tarda ad arrivare. E più il tempo passa, più senti crescere dentro di te l'inquietudine. La domanda allora non è soltanto: “Quando arriverà quella risposta?”. La domanda, piuttosto, è: “Perché sto permettendo a questa attesa di governare il mio cuore?”.
Perché esiste una differenza tra cercare una soluzione e vivere consumati dall'ansia di trovarla. Negli ultimi tempi mi è capitato qualcosa di simile. Ancora una volta un problema organizzativo. Ancora una volta alcune persone che avrebbero dovuto esserci e che, all'improvviso, non c'erano più. La differenza è che questa volta non mi sono sentita sola. Ho fatto ciò che potevo fare, ma senza quel peso che un tempo mi avrebbe tolto il sonno. Perché nel frattempo avevo imparato una lezione importante: Dio non ha bisogno di seguire i miei piani per dimostrarmi la sua fedeltà.
Le sue vie sono spesso diverse dalle nostre. E quasi sempre, guardando indietro, scopriamo che erano anche migliori. Per questo mi piace molto una promessa del profeta Isaia: “Io sono il Signore; quelli che sperano in me non saranno delusi”. (Isaia 49:23)
Non significa che tutto andrà sempre come immaginiamo. Significa qualcosa di più profondo: che Dio non verrà meno alla sua presenza e alla sua fedeltà.