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Data di pubblicazione 11 ott 2026

Non ne puoi più della chiesa?

Data di pubblicazione 11 ott 2026

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C’è una domanda che forse può sembrare dura, ma credo valga la pena affrontarla: ciò che dici oggi della chiesa potrebbe influenzare il modo in cui qualcun altro vivrà la fede domani?

Paolo scrive: “Fate ogni cosa senza mormorii e senza discussioni” (Filippesi 2:14). Quel “ogni cosa” non lascia molte vie di fuga. Eppure so bene quanto possa essere difficile metterlo in pratica, soprattutto quando la ferita arriva proprio da una comunità cristiana.

Da ragazza ho visto i miei genitori essere trattati ingiustamente in chiesa. Non una volta soltanto. Ricordo ancora quanto mi facesse male assistere a certe situazioni, perché conoscevo il loro cuore. Sapevo quanto amassero Dio, quanto desiderassero il bene degli altri e quanto si fossero spesi per la comunità. Avrebbero avuto molti motivi per lamentarsi, criticare e allontanarsi. Eppure non è questo ciò che ho visto in loro. Ho visto dolore, certamente, ma anche una fiducia in Dio che non dipendeva dal comportamento delle persone.

Credo che proprio questo abbia protetto la mia fede.

Se li avessi sentiti parlare continuamente con amarezza della chiesa, forse avrei imparato a identificare Dio con gli errori commessi dagli uomini. Invece mi hanno mostrato che si può essere delusi da una comunità senza smettere di amare Cristo, che si può riconoscere un’ingiustizia senza lasciare che il risentimento diventi la voce principale della propria vita.

Forse anche tu hai vissuto qualcosa di doloroso in una chiesa. Magari ti sei sentito giudicato, escluso, usato o non ascoltato. Non voglio minimizzare ciò che è accaduto. Alcune ferite sono profonde e hanno bisogno di tempo, verità e cura.

Ma c’è una differenza tra raccontare con onestà il proprio dolore e lasciare che quel dolore diventi una condanna continua verso ogni chiesa e ogni credente.

Le nostre reazioni hanno conseguenze. Qualcuno ci osserva: un figlio, un amico, una persona più giovane nella fede. Non vedrà soltanto ciò che ci è stato fatto, ma anche come abbiamo scelto di attraversarlo.

Per questo oggi ti incoraggio a portare la tua ferita davanti a Gesù. Non per far finta che non sia successo nulla, ma perché l’amarezza non diventi più forte della tua fede.

Non permettere che il dolore che hai ricevuto continui a fare male, prima a te e poi a chi camminerà accanto a te.

Grazie di esistere!

Déborah Rosenkranz
Autore

Autore, cantante e compositore... e semplicemente qualcuno per cui TU conti profondamente!