C’è sempre qualcosa… Mosè – può davvero finire bene? 1
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“C’è sempre qualcosa…” È una frase che io e una mia amica ci ripetiamo spesso, quasi sorridendo, perché sembra proprio così: appena una cosa si sistema, eccone un’altra. Una preoccupazione, un imprevisto, una telefonata che non avremmo voluto ricevere, qualcosa che ci obbliga a cambiare programmi. Succede anche a te?
Anche gli Israeliti, al tempo di Mosè, avevano il loro enorme “qualcosa”. Un nuovo faraone era salito al potere in Egitto e aveva cominciato a opprimerli, imponendo loro lavori durissimi. I tempi di Giuseppe erano ormai lontani. Giuseppe aveva goduto della fiducia del faraone ed era stato determinante per salvare il paese dalla carestia, ma ora tutto era cambiato. Il nuovo sovrano guardava gli Israeliti con sospetto e paura e cercava in ogni modo di indebolirli.
Eppure, leggendo il racconto dell’Esodo, mi sono fermata davanti a una frase sorprendente: “Ma quanto più li opprimevano, tanto più il popolo si moltiplicava e si estendeva.” (Esodo 1:12)
È incredibile. Il faraone cercava di schiacciarli e loro continuavano a crescere. Cercava di restringere il loro spazio e la vita continuava ad allargarsi. Cercava di spegnere il loro futuro e, intanto, nascevano nuovi figli, nuove famiglie, nuova speranza.
Mi piace immaginare quelle famiglie alla sera, dopo una giornata estenuante. I corpi stanchi, le mani segnate dal lavoro, eppure ancora insieme. Forse qualcuno avrà pensato: “Che cosa facciamo adesso? Passiamo tutto il tempo a parlare del faraone? Lasciamo che la rabbia entri anche nelle nostre case? Ci arrendiamo alla frustrazione? Oppure custodiamo quello che nessuno può portarci via: gli affetti, la famiglia, la vita, la speranza?”
Ed è qui che questa storia parla anche a noi. Quando qualcosa va storto, rischia facilmente di diventare il centro di tutto. Ci pensiamo appena ci svegliamo, lo portiamo con noi durante la giornata, ne parliamo continuamente e, senza accorgercene, gli concediamo sempre più spazio. Fino a quando sembra che non esista più nient’altro. Ma, per quanto reale sia il tuo problema, non significa che debba diventare tutta la tua realtà. C’è ancora qualcosa di bello. Qualcosa che funziona. Qualcuno che ti vuole bene. Una possibilità ancora aperta. Un motivo per sorridere. Una piccola cosa per cui ringraziare Dio.
Oggi prova a spostare lo sguardo. Non significa negare ciò che fa male, né fingere che tutto vada bene. Significa semplicemente non permettere a ciò che fa male di oscurare tutto ciò che è ancora buono.
Chiediti: “Che cosa c’è ancora di bello nella mia vita? E cosa posso farne?” E mentre affronti ciò che oggi non puoi cambiare, continua a vivere. Continua a crescere. Continua a camminare. Perché il problema che stai attraversando è una parte della tua storia, ma non è tutta la tua storia.
Anche quando qualcosa va storto, c’è ancora del bene da vivere.