A chi piace essere criticato?
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Oggi vorrei parlarti di qualcosa che, ogni tanto, mi tocca personalmente. Non lo faccio perché porto rancore o perché non riesco a perdonare. Al contrario, desidero affrontare apertamente questo tema proprio perché le parole, quando non vengono gestite bene, possono lasciare ferite e dare troppo spazio a emozioni negative. Prima di tutto, però, voglio dirti una cosa: voglio bene a te, e sono profondamente grata per questa grande famiglia di “Un Miracolo Al Giorno”.
Forse conosci bene questa sensazione. Al lavoro ti impegni con tutte le tue forze, ma qualcuno nota soltanto ciò che non è andato bene. Dopo una giornata faticosa prepari comunque la cena e ti senti dire: “Ancora pasta?”. Cerchi di essere presente per tuo figlio ogni volta che puoi, poi perdi una sola partita e lui ti dice: “Non ci sei mai per me”.
Fa male, perché in quel momento sembra che tutto ciò che hai fatto fino a quel punto non conti più.
Succede anche a me, ogni giorno cerco di scrivere un messaggio capace di incoraggiare qualcuno e, insieme al mio team, lavoriamo perché questa e-mail arrivi nelle case con cura, bellezza e attenzione. Naturalmente non tutti possono essere d’accordo con ogni parola che uso o con ogni pensiero che condivido. È normale avere sensibilità e opinioni diverse. Ma alcune risposte, più che esprimere un dissenso, diventano dure e feriscono.
In quei momenti mi rendo conto di quanto sia facile reagire senza pensare al modo in cui le nostre parole arriveranno all’altra persona. A volte basterebbe trasformare una critica in una domanda rispettosa. Dire, per esempio: “Cara Déborah, grazie per il lavoro che fate ogni giorno. Potresti spiegarmi meglio questo passaggio?” oppure: “La prossima volta potreste considerare anche questo aspetto?”.
Il contenuto forse sarebbe lo stesso, ma il modo cambierebbe tutto.
La Bibbia dice: “Nessuna cattiva parola esca dalla vostra bocca; ma se ne avete qualcuna buona, che edifichi secondo il bisogno e faccia del bene a chi l’ascolta” (Efesini 4:29).
Questo non significa che dobbiamo tacere davanti a tutto o fingere che ogni cosa vada bene. Significa imparare a dire la verità senza umiliare, correggere senza ferire inutilmente e proporre un cambiamento senza dimenticare la dignità di chi abbiamo davanti.
Forse oggi possiamo entrambi fermarci un momento prima di criticare e chiederci: “Quello che sto per dire aiuterà davvero questa persona? Posso esprimerlo con più rispetto e più amore?”. Anch’io so bene da dove posso cominciare.
Perché una parola detta con rispetto apre molto più facilmente una porta di una critica lanciata con durezza.
Le critiche fanno crescere solo quando sono espresse con rispetto.